Negli ultimi giorni il Parlamento italiano ha approvato una legge che riconosce l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante, inserendola nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza). È un cambiamento che va ben oltre il linguaggio medico: è segnale di riconoscimento sociale, una promessa di presa in carico pubblica e un segno che la dimensione individuale del problema non basta più per spiegare il fenomeno.
Il Senato, in via definitiva, ha approvato il Disegno di Legge n. 741 / Atto Senato 1483 che disciplina la prevenzione e la cura dell’obesità. Con questa legge, l’obesità è riconosciuta formalmente come malattia cronica, progressiva e recidivante. Uno dei punti chiave: l’obesità entra nei LEA, quindi i pazienti affetti potranno accedere a diagnosi, terapie, monitoraggio tramite il SSN, con modalità gratuite o con compartecipazione alla spesa.
La legge prevede anche un Osservatorio nazionale per monitorare i dati e le tendenze dell’obesità, campagne di prevenzione, informazione pubblica e formazione obbligatoria per medici, pediatri e operatori sanitari e stanziamenti crescenti: 700.000 € per il 2025, 800.000 € per il 2026, e da regime 1,2 milioni annui oltre il 2027.
In base ai dati più recenti, l’obesità colpisce circa il 12 % della popolazione adulta italiana, ossia circa 6 milioni di persone, mentre un’ulteriore quota significativa è in sovrappeso.
Cosa cambia per i cittadini che ne sono affetti? Chi vive con obesità potrà rivolgersi al Servizio Sanitario Nazionale per diagnosi, percorso terapeutico e monitoraggio senza dover sostenere sempre costi, almeno per quanto rientra nei LEA. Saranno necessari percorsi multidisciplinari: nutrizionisti, endocrinologi, psicologi, attività fisica, supporto comportamentale – non sarà solo una prescrizione dietetica. Formazione obbligatoria e sensibilizzazione significa che medici di base, pediatri e operatori sanitarî dovranno essere più preparati a riconoscere e gestire l’obesità. Le iniziative nelle scuole e campagne pubbliche dovrebbero portare a una maggiore prevenzione già in età precoce, riducendo nuovi casi.
La nuova legge rappresenta un punto di svolta storica: l’obesità non è più stigmatizzata come fosse una sorta di “difetto privato”, ma ha la giusta dignità di una patologia riconosciuta con i diritti a essa correlati. Ovviamente l’approvazione non risolve automaticamente la questione — dovranno essere messi in campo percorsi concreti, risorse, competenze e controllo degli esiti — ma il segnale è forte: chi è obeso non è un individuo solo, è un soggetto che la società riconosce a ogni livello.
