La selettività alimentare nei bambini: tra fisiologia dello sviluppo e attenzione clinica

Molti genitori si preoccupano quando il proprio bambino rifiuta cibi nuovi o accetta solo un numero limitato di alimenti. Tuttavia, la cosiddetta selettività alimentare è un comportamento estremamente frequente durante l’infanzia e, nella maggior parte dei casi, rappresenta una tappa fisiologica dello sviluppo più che un vero disturbo. Comprendere i meccanismi che la sottendono e distinguere le forme parafisiologiche da quelle patologiche è fondamentale per evitare inutili allarmismi ma anche per riconoscere precocemente situazioni che meritano un intervento specialistico.

La tendenza del bambino a mostrare diffidenza verso alimenti nuovi, nota come neofobia alimentare, è stata interpretata come un meccanismo evolutivo di protezione. Nelle fasi storiche in cui l’uomo doveva riconoscere autonomamente i cibi commestibili, il rifiuto delle novità rappresentava una garanzia di sopravvivenza.
Oggi questo comportamento si manifesta tipicamente tra i 2 e i 6 anni, periodo in cui il bambino inizia a definire gusti e preferenze personali, mostrando un repertorio alimentare limitato ma generalmente sufficiente a coprire il fabbisogno nutrizionale complessivo.

Studi longitudinali (Fildes et al., 2016, ma anche Dovey et al., 2008) confermano che la selettività alimentare in età prescolare tende a ridursi spontaneamente con l’esposizione ripetuta agli alimenti e con il consolidarsi della routine familiare. L’intervento più efficace, infatti, è spesso la normalizzazione del contesto piuttosto che la forzatura del comportamento.

In una minoranza di casi, la selettività alimentare assume caratteristiche tali da compromettere la crescita o il benessere psicologico. Quando il rifiuto verso numerosi alimenti è persistente, interferisce con la vita sociale o determina carenze nutrizionali documentate, è necessario considerare la diagnosi di disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo (ARFID), descritto nel DSM-5-TR.
L’ARFID non è motivato da una preoccupazione per il peso o la forma corporea (come nei disturbi alimentari classici), ma da fattori sensoriali, esperienze negative con il cibo o paura di conseguenze avverse (come il vomito o il soffocamento).

Le stime più recenti indicano una prevalenza di ARFID intorno al 3-5% dei bambini in età scolare (Kurz et al., 2015). Nei casi più complessi, il disturbo si associa a tratti d’ansia, ipersensibilità sensoriale o disturbi del neurosviluppo, come l’autismo. La presa in carico, in questi casi, deve essere multidisciplinare, coinvolgendo pediatra, nutrizionista, psicologo o neuropsichiatra infantile.

La gestione della selettività alimentare richiede tempo, coerenza e un clima relazionale positivo. Le linee guida pediatriche (American Academy of Pediatrics, 2021) raccomandano di:

  • Evitare forzature o ricatti: obbligare un bambino a mangiare un cibo aumenta la resistenza e il rifiuto.
  • Riproporre con pazienza: servono anche 10–15 esposizioni per favorire l’accettazione di un nuovo alimento.
  • Coinvolgere il bambino nella scelta e preparazione dei cibi, per aumentare familiarità e curiosità.
  • Mangiare insieme, dando il buon esempio: l’osservazione dei genitori che consumano serenamente l’alimento rifiutato è una delle strategie più efficaci.
  • Valorizzare la varietà sensoriale (colori, consistenze, forme), mantenendo una routine prevedibile e non ansiogena.

Il supporto educativo del pediatra o del nutrizionista può aiutare la famiglia a riconoscere comportamenti normali rispetto a quelli che meritano approfondimento, evitando di trasformare la tavola in un campo di battaglia.

La selettività alimentare nei bambini è, nella maggior parte dei casi, una fase transitoria e fisiologica dello sviluppo. Rappresenta un passaggio verso l’autonomia, l’affermazione dei gusti personali e la costruzione di un rapporto emotivo con il cibo.
Solo in presenza di segnali di allarme — calo ponderale, restrizione marcata, disagio psicologico o isolamento sociale — è indicato un inquadramento clinico.
Educazione, pazienza e un modello familiare sereno restano gli strumenti più efficaci per guidare il bambino verso una relazione equilibrata e gioiosa con l’alimentazione.

Dr.ssa Valentina Fagotto, medico nutrizionista e specialista in Geriatria

Fonti:

Kurz S, van Dyck Z, Dremmel D, Munsch S, Hilbert A. Early-onset restrictive eating disturbances in primary school boys and girls. Eur Child Adolesc Psychiatry. 2015 Jul;24(7):779-85. doi: 10.1007/s00787-014-0622-z. Epub 2014 Oct 9. PMID: 25296563; PMCID: PMC4490181.

Fildes A, van Jaarsveld CH, Llewellyn CH, Fisher A, Cooke L, Wardle J. Nature and nurture in children’s food preferences. Am J Clin Nutr. 2014 Apr;99(4):911-7. doi: 10.3945/ajcn.113.077867. Epub 2014 Jan 29. PMID: 24477038.